Gli hobby nel CV

Dire qualcosa di se stessi

Quando lavoravo come volontario in Burundi, una ragazza era venuta a parlarmi e mi aveva chiesto se, una volta tornato in Europa, avrei potuto pubblicare un suo annuncio di matrimonio su una rivista “seria” (per i millenians: nell’era pre-internet, le pagine di annunci, anche sui grandi quotidiani, erano l’equivalente di Tinder). La cosa che mi fece più sorridere è che, nella descrizione che mi consegnò, scrisse che amava molto il cinema. A Bujumbura non c’erano sale cinematografiche e quasi nessuno, in quel quartiere, aveva la televisione.
Questo per dire cosa? Che “andare al cinema, cucinare e passeggiare in montagna” è come rispondere di avere due piedi alla domanda “qual è la tua principale caratteristica”. Se è vero che il CV deve potermi dire qualcosa di voi, ora ho solo il sospetto che siete la fossa delle Marianne della banalità. L’Everest della noia. Insomma: anche no.

Non tutti gli hobby sono uguali

Personalmente, a me interessa poco di sapere cosa fa un(a) candidat* nel suo tempo libero, ma ci sono alcuni hobby che possono aprire qualche spiraglio di conversazione. Ad esempio, ad un mio amico che collezionava 45 giri su vinile e juke-box degli anni 50 ho suggerito di metterlo, sul CV. A ogni intervista, il recruiter rompeva il ghiaccio facendo un’osservazione su quello che è, evidentemente, un passatempo un po’ particolare.
Ci sono poi hobby che sono più nobili di altri: il volontario in un orfanotrofio, la soccorritrice del servizio ambulanza, l’insegnante di lingua dei segni. In questo caso, il mio consiglio è quello di prestare attenzione all’organizzazione per la quale collaborate: se è troppo profilata politicamente o dal punto di vista religioso, può forse dire qualcosa (di troppo) su di voi e varrebbe la pena quindi restare sul generico.
E infine ci sono gli hobby inerenti alla professione: un educatore sociale che ha fatto il volontario con i ragazzi di strada in Brasile o un graphic designer con la passione della fotografia possono impressionare favorevolmente l’opinione di chi legge.

Professione pericolo

Abbiamo capito che, in definitiva, l’importante è non fare una lista di cose che ci piacciono, ma piuttosto identificare quali, tra le proprie passioni e passatempi, possano dare un vantaggio competitivo al curriculum.
Per questo, può essere utile adattare gli hobby anche rispetto alla posizione che vi interessa e per il tipo di azienda che la offre: alcune aziende hanno un taglio più tradizionale (una banca), altre più creativo (la start-up che crea app).
E a proposito di creatività: a mio parere, è meglio evitare di segnalare hobby troppo pericolosi. Se leggo parapendio acrobatico, motocross o anche il più innocente rugby, vedo subito le mie statistiche di infortunio peggiorare drasticamente. Preoccuparmi per le eventuali assenze di una collaboratrice o di un collaboratore che non ho neanche ancora incontrato… non è un punto a suo favore.

Piccola statistica: chi di voi include gli hobby nel CV?

 

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