6 consigli per chi sogna di lavorare in Svizzera

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Ricevo molte sollecitazioni da giovani italiani che mi contattano su LinkedIn, Facebook, Tinder, Grindr, e tutti i siti meno consoni alla ricerca di un lavoro che vi possano venire in mente. Di solito chiedono aiuto su “come venire a lavorare in Svizzera”. Alcuni sanno che sono un professionista delle risorse umane, altri invece sparano alla cieca.
Ci sono alcune cose che bisogna sapere, prima di cercare un lavoro in Svizzera (e in particolare nel Canton Ticino, dove si parla italiano). La prima è che per il Ticinese medio, l’Italiano, anche quello di Varese o Como, è l’equivalente di un Bulgaro o di un Rumeno per i cittadini del Bel Paese. Eh sì, siamo sufficientemente a Nord per dare del terrone anche a Salvini, non senza una certa soddisfazione, detto fra noi.

Un periodo storico difficile

La crisi economica si fa sentire anche in Svizzera, sebbene in maniera minore rispetto al resto… del mondo: il tasso di disoccupazione è intorno al 3%, mentre in Ticino si aggira sul 4.5%. Nel Cantone di lingua italiana, ci sono circa 200’000 persone attive residenti. I frontalieri sono 65’000. Fate un po’ voi le proporzioni.
Un frontaliere è una persona che vive in Italia e che tutti i giorni si reca in Svizzera per lavorare. Una cifra enorme. I detrattori dicono che sono troppi (e organizzano campagne anti-stranieri dal profumo nazionalsocialista), mentre altri fanno notare che senza gli Italiani, il Ticino si fermerebbe (un po’ come gli Stati Uniti senza i Messicani).
Negli ultimi tre anni, più volte il popolo Svizzero ha chiaramente espresso il proprio disappunto rispetto alla politica pro-europeista del Governo federale e lo ha fatto con l’arma democratica per eccellenza: il referendum. Abbiamo quindi detto no alla libera circolazione con la UE e abbiamo detto sì alla preferenza indigena sul mercato del lavoro.
È questo il contesto in cui vi troverete nel momento in cui vi candiderete a un posto di lavoro in Svizzera.

Ecco come l’UDC, principale partito svizzero, rappresenta gli stranieri che vengono in Ticino.

Bene, ora che avete preso coscienza che non vi si accoglierà a braccia aperta, vi posso dare qualche suggerimento per rendere la vostra esperienza meno traumatizzante:
1. Domandatevi perché volete venire in Svizzera
È la prima domanda che vi faranno. Evitate la solita tiritera su quanto è brutta l’Italia, su che gentaglia ci vive e su come la situazione politico-economica è ormai insostenibile. Mettete piuttosto l’accento sugli aspetti positivi di ciò che pensate di poter portare all’azienda che vi ha contattato, come dovreste fare nel caso di un qualsiasi altro colloquio.
Non imbarazzate il vostro interlocutore descrivendo il nostro Paese come una terra perfetta e senza errori in cui regna la Regina Heidi. Anche la Svizzera ha i suoi problemi: idealizzarla, servirà solo a farvi dire di no, ma con maggiore imbarazzo (da parte nostra).
2. Siate pronti a trasferirvi. Davvero.
Questo è l’errore numero uno: il ragazzo di Napoli, volenteroso e qualificato, è pronto a qualsiasi sacrificio per venire a lavorare in Svizzera. Ma ha comunque deciso che vivrà in Italia. Insomma, farà il frontaliere. Senza nessun giudizio di valore: ma se l’Italia fa tanto schifo, perché ci restate a vivere? Non farete una buona figura, se il vostro futuro datore di lavoro avrà l’impressione che della Svizzera amate solo il Franco.
(Nota: alcune aziende, soprattutto quelle italiane che si sono stabilite in Svizzera per ragioni fiscali, apprezzeranno invece se volete fare i frontalieri, perché potranno pagarvi meno di quanto pagherebbero un residente svizzero).
3. Cestinate il vostro orribile CV europeo
Non lo legge nessuno. È confuso, impersonale e poco pratico. La nuova versione è un po’ meglio. Tuttavia, in Svizzera preferiamo i curricula che dicano qualcosa della persona. Pensatelo bene, fate in modo che vi assomigli e non inserite nessun riferimento a oscure leggi sulla privacy (visto che in Svizzera le legislazione è differente).
Inoltre, prestate attenzione alla valutazione delle vostre capacità linguistiche (in un Paese in cui le lingue la gente le parla veramente, millantare una buona padronanza del francese perché lo avete studiato alle scuole medie, rischia di mettervi in una situazione difficile).
4. Scrivete sempre una lettera accompagnatoria sobria ma mirata
Chi manda il proprio curriculum via email, da indirizzi di posta elettronica genere “farfallina83@hotmail.com” e con frasi da analfabeta di ritorno come “Salve, sono Roberta, cerco lavoro, grazieeee!” non ha rispetto per il proprio futuro datore di lavoro e, soprattutto, non ha rispetto per il proprio futuro. Punto.
5. Non chiamateci “Dottore”
In Svizzera si chiama Dottore solo il medico. Tutti gli altri sono Signora e Signore. Le eccezioni sono rarissime. Se vi ostinate a chiamare “dottoressa” la prima segretaria che vi risponde, non fate altro che confermare di non essere in grado di adattarvi a una nuova cultura.
La laurea, come in tutti i Paesi tranne l’Italia, non dà il diritto al titolo di Dottore, per il quale ci vuole un dottorato di ricerca. Sono poco utilizzate anche le terminologie genere “Stimato” (lo si impiega solo per gli enti pubblici), “Chiarissimo” o “Illustrissimo”. Un “egregio” e una “gentile” sono più che sufficienti.
6. Documentatevi sulle differenze
Il fatto di parlare la stessa lingua (o per lo meno una lingua molto simile) vi darà l’impressione -ohimè falsa- di condividere la stessa cultura. No. La Svizzera è molto diversa dall’Italia, il che spiega perché volete trovare lavoro qui. Ci sono siti internet che vi spiegheranno per filo e per segno come fare per trasferirvi in Svizzera, così come troverete informazioni sulle piccole grandi differenze: le linee bianche indicano che il parcheggio è a pagamento, le linee blu che è gratuito con il disco orario. Cose di questo genere.
Per le parole strane genere “mappetta”, “guichet”, “azione” e “comanda” c’è lo Svizzionario di Sergio Savoia (www.svizzionario.ch).
E, soprattutto, armatevi di pazienza.
Non voglio scoraggiarvi, ma dovete essere consci che i datori di lavoro elvetici ricevono moltissime candidature. Solo nella mia azienda, abbiamo circa 84’000 richieste all’anno. Leggiamo tutti i curricula e rispondiamo a tutti, ma per spiccare fuori dalla massa ci vuole soprattutto un po’ di fortuna: attirare l’attenzione del selezionatore e/o essere al momento giusto nel posto (vacante) giusto.

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